Città ricca di storia e di magia, di contaminazioni tra cultura cristiana e araba, Siviglia merita il primo posto nella classifica delle dieci città da visitare nel 2018

Alcune città ti fanno fuggire, altre ti conquistano lentamente. Siviglia ti disarma e ti seduce. Che la si guardi dalla cima della Giralda, dalle acque del fiume Guadalquivir o passeggiando amabilmente nell’intreccio di calli della città vecchia, Siviglia suscita in chiunque un fascino particolare che ti prende e non ti lascia più, grazie al suo immenso patrimonio storico, artistico e culturale, eredità del ricco passato in cui si sono intrecciate le civiltà romana, araba, ebrea e cristiana e in cui ha giocato un ruolo chiave la sua condizione di prospero porto commerciale con le Americhe. Siviglia è lo storico punto di contatto tra Europa, America e Nord Africa, una condizione favorita dal suo accesso all’Oceano Atlantico attraverso il Guadalquivir e dalla sua posizione che le garantisce un clima mediterraneo con temperature miti anche in inverno. Fondata dal generale Scipione, diede a Roma due imperatori, Traiano e Adriano. Il centro storico medievale sorge intorno al Guadalquivir. Tutto è luce, colore, amore per la vita: cortili, piazzette, palazzi e chiese. Ogni chiesa, convento o palazzo è un monumento incastonato nell’intreccio di strade e piazze.

La visita di Siviglia non può che partire da Avenida de la Constitución, dove sono concentrati i maggiori monumenti e, in particolare, la spettacolare Cattedrale de Santa Maria di Siviglia e la Giralda, simbolo della città.

La Cattedrale, con la sua mescolanza di stili dall’almohade al gotico, dal rinascimento al barocco passando per il manierismo, è il più imponente monumento cristiano, dopo la Basilica di San Pietro.
Già dall’esterno le sue dimensioni sembrano gigantesche, ma quando si varca la porta d’ingresso ci si rende conto veramente della sua immensità.
E’ costituita da cinque navate interne, in stile gotico, e da due cappelle, la Cappella Maggiore,e la Cappella Reale, coperta da una grande cupola rinascimentale, dove furono seppelliti Fernando III, sua moglie Beatrice di Svevia e il figlio Alfonso X il Saggio.
Meravigliose sono le cancellate cesellate d’oro che racchiudono il sepolcro, come anche quella della navata centrale.
Nella Sacristìa de los Calices si trova, invece, il celebre Tesoro con sculture e dipinti di Murillo, Juan Valdès, Goya e, dipinti nella vicina Cappella della Vergine de la Antigua, il Sepolcro di Cristoforo Colombo. Prima di lasciare la Cattedrale è d’obbligo la salita sulla torre campanaria a fianco dell’abside, la Giralda, alta 96 metri, il cui nome deriva dalla statua bronzea della Fede con stendardo e palma tra le mani aggiunta nel 1568, il Giraldillo, che gira su se stessa in base alla direzione del vento.
La torre era un antico minareto del XII secolo ed è, insieme con il Giardino delle Arance, l’unica traccia della Moschea Mayor, costruita nel 1198 e abbattuta nel XV secolo, che si ergeva dove ora c’è la cattedrale.
La salita avviene percorrendo le rampe che un tempo venivano utilizzate dai cavalli. All’altezza di 70 metri da terra si raggiunge la piattaforma dalla quale si gode un panorama strepitoso sulla città e sul tetto della cattedrale.
Qui un tempo si trovava una torretta la cui cupola recava 4 palle dorate, sostituita dall’attuale costruzione a 5 piani di Hernan Ruìz, che rappresenta il simbolo trionfante del cristianesimo.

Usciti dalla Giralda, vale la pena fare un salto in Plaza del Triunfo a vedere quello che dal 1785 è l’Archivio Generale delle Indie.

A parte la bellezza dal punto di vista architettonico in stile tardo rinascimentale, questo edificio custodisce la più ricca documentazione della conquista spagnola di tutto quanto è stato portato in patria da territori oltre oceano.
Tra i documenti più famosi ci sono testi originali di Cristoforo Colombo, Magellano e di molti altri personaggi storici.

Molto più tempo richiede, poi, la visita del Real Alcázar, il più antico palazzo reale ancora in uso in Europa, che, con più di mille anni di storia, è l’edificio civile più importante della città.
Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, è caratterizzato da una straordinaria mescolanza di stili, che vanno dall’islamico al neoclassico, passando per l’almohade, il gotico e il mudéjar, un misto di architettura occidentale e orientale. La struttura fu rimodellata dai vari governati che si susseguirono durante gli undici secoli della sua esistenza: il palazzo, infatti, fu ampliato più volte fino ad assumere la forma che ha oggi.

Quattro sono i grandi monumenti: la Stanza del Almirante e la Casa de la Contrataciòn, il Palazzo Mudèjar o di Pedro I, il Palazzo Gotico e i Giardini, decorati con fontane e statue e completamente immersi nel silenzio.

La costruzione originaria, come fortezza araba, risale al 712, ma la trasformazione in palazzo avvenne durante il XII secolo con il regno degliA lmohadi che elessero Siviglia a capitale del regno di Taifa. Dell’originale fortezza almohade del XII secolo si conservano solo il Patio del Yeso e gli archi separanti il Patio de la Montería (cortile della caccia) dal Patio del Leon, alla cui destra si apre il cuarto del Almirante, che dal 1503 fu Casa de la Contrataciòn per stabilire gli affari con l’America.

Al Patio del Yeso si accede dalla Puerta del Leon, una porta araba posta in un lungo giardino fatto di aiuole ed edifici in mattoni talvolta ornati da archi e porticati. Durante il regno di Pietro il Crudele l’Alcazar viene profondamente trasformato in una residenza cristiana in stile mudejar. Per questo il palazzo è conosciuto anche con il nome di Palacio de Pedro el cruel. Per la sua realizzazione Pietro si fece portare i resti di costruzioni islamiche fino al completamento della splendida opera finale nata dalla fusione di elementi islamici con quelli della tradizione ispano-cristiana.
Passeggiare all’interno dell’Alcazar è un esercizio di meditazione e di piacere visivo, dove ammirare la fusione di culture diverse, cristiana, araba ed ebrea. Un passaggio obbligato della fortezza è quello che conduce al Patio de las Doncellas (Cortile delle Donzelle) con le sue decorazioni in gesso tipiche dell’arte arabo-andalusa a quello de las Muhecas (Cortile delle Bambole) così chiamato per via delle piccole teste di donne che ornano i capitelli. Ma ci sono anche il Salòn del techo di Carlo V con il suo soffitto a cassettoni o il meraviglioso Salòn del techo de Felipe II, dal soffitto rinascimentale in cedro, quest’ultimo comunicante con il Salone de los Embajadores, la Sala degli Ambasciatori in stile mudejar, sovrastata da una grande cupola dorata ornata di arabeschi del 1427.
Accanto all’Alcazar sorge il Palazzo di Carlos V, eretto da Juan Hernandèz nel 1543, che custodisce un’importante collezione di arazzi raffiguranti la conquista di Tunisi da parte del re. Dal Palazzo si può accedere direttamente ai Giardini dell’Alcazar. Degli straordinari giardini così come erano in origine ne è rimasta solo una piccola parte, ma resta comunque la possibilità di ammirare terrazze dalle eleganti forme geometriche, laghetti nascosti in grotte e fontane che formano straordinari giochi d’acqua. L’uscita dai Reales Alcazares si effettua dal Patio de Banderas con una spettacolare vista della Cattedrale e della Giralda.

Da qui ci si può addentrare nel Barrio Santa Cruz, l’antica Juderìa (quartiere ebraico), che è uno dei luoghi più romantici della città. Fare una passeggiata tra i suoi stretti vicoli, tra i quali non bisogna dimenticare calle Agua e Plaza de Santa Cruz, le sue graziose piazzette e i suoi meravigliosi patios, che rendono questo quartiere un’autentica miniera di opere d’arte, immergono il visitatore in un’incantevole atmosfera che si rinnova anche di notte, quando le luci della città accendono il centro storico, illuminando le vicine mura dell’Alcazar e le terrazze di caffè e ristoranti all’aperto. Questo è, infatti, anche uno dei quartieri più caratteristici per degustare le specialità gastronomiche locali, le famose tapas e magari bere una buonissima sangria.
Il cuore del Barrio di Santa Cruz è la Plaza de los Venerables, sorta su un vecchio ghetto e abbellita dall’Hospital de los Venerables Sacerdotes, esempio del barocco sivigliano. Ma la piazza più grande del quartiere è l’omonima Plaza de Santa Cruz in cui, in mezzo a fiori variopinti, spicca una croce in ferro battuto del 1692, la cruz de la Cerrajeria.

Ed infine in Calle Aire si trova la struttura Aire de Sevilla, dove una quindicina di anni fa è stata ricreata l’esperienza dei bagni arabi, che vale la pena provare almeno una volta nella vita per trascorrere una giornata all’insegna del benessere.
In stile mudejar, all’entrata si viene accolti da un gioco di luci soffuse e muri in colore rosso pieno, con una musica di sottofondo e l’odore di incenso e olii naturali che creano un’atmosfera suggestiva.

Non molto distante da qui si trova il Museo del Baile Flamenco, dove si può assistere a una lezione interattiva, a uno spettacolo di flamenco e a una cena sotto una storica cupola.
Ma se si vuole passare una serata tipica bisogna trasferirsi in uno dei locali del quartiere di Triana dall’altro lato del fiume Guadalquivir, dove il ballo della tradizione gitana andalusa la fa da padrone. La cosiddetta Juderia continua
nel vicino Barrio de San Bartolomè, dove lo stile barocco, quello gotico e rinascimentale si compenetrano in un labirinto di stradine strette contornate da vecchie case bianche, balconcini e cortili fioriti, conservando tutta l’autenticità della città.
Un intreccio di stili diversi fanno il fascino di questo quartiere: alla Chiesa di Santa Maria la Blanca, antica sinagoga in perfetto barocco sivigliano diventata poi chiesa nel XVI secolo, a Plaza de San Francisco, il cuore di Siviglia in cui si tenevano le feste, le corride e durante l’Inquisizione, i processi pubblici contro gli eretici, alla Casa de Pilatos, un vero e proprio capolavoro dell’arte rinascimentale del XV secolo in cui gli stili rinascimentale, gotico fiammeggiante e mudejar si compenetrano, voluto da Don Fadrique con un bellissimo patio a 24 arcate e un giardino delizioso, fino alla Chiesa de Santa Magdalena, parrocchiale barocca sorta sul preesistente convento di San Pablo.

Avviandosi verso il fiume che divide in due la città vale la pena di fare una sosta al Museo di Bella Arti, all’interno dell’antico Convento de la Merced, considerato la seconda più importante pinacoteca spagnola dopo il Museo del Prado di Madrid. Le collezioni del museo percorrono l’arte sivigliana dal Medioevo fino al XX secolo, attraverso eccezionali opere pittoriche e scultoree dove spiccano per la loro qualità i numerosi quadri nati dai pennelli dei maestri Zurbarán e Murillo.

Percorrendo la sponda settentrionale del Guadalquivir verso est tra le cose imprescindibili da vedere a Siviglia ci sono la Plaza de Toros de la Real Maestranza del XVIII secolo, dove ancora oggi si svolgono le corride, con il suo museo taurino e la Torre de l’Oro, di forma ottagonale, dove anticamente venivano custoditi i tesori della città, diventata museo navale.

La ricchezza di Siviglia è ampiamente dovuta alla sua posizione strategica e al Guadalquivir. Ancora oggi una delle gite più caratteristiche è a bordo di un traghetto che offre una vista diversa della città arrivando fino alle sponde del Parco Nazionale di Doñana, nella provincia, fermandosi in splendide tenute per visitare allevamenti di cavalli, di tori selvaggi o per partecipare a laboratori di bird-watching, di gastronomia, escursioni in 4×4, in quad, a cavallo o in carrozza, per assistere a spettacoli legati al modo equestre e all’ambiente naturale. Sull’altra sponda del fiume si estende il quartiere di Triana un tempo popolare – un quartiere di marinai, operai e ceramisti – e oggi tra i più modaioli: un mix di antico e moderno, dove ancora resistono numerosi laboratori artigianali dove acquistare ceramiche e oggetti caratteristici.

Il lungofiume, invece, che si estende dal puente San Telmo al puente de Isabel II, passando per il famoso puente di Triana, è un concentrato di bar e ristoranti alla moda che offrono, di sera, anche un’indimenticabile vista sulla città antica.
Ma il quartiere è famoso anche per il suo tradizionale mercato coperto, nel quale è possibile ammirare i resti delle civiltà araba e romana. Triana e de La Macarena sono anche le zone della città dove mangiare tapas e squisiti dolci, tra cui le torrijas, i borrachuelos e gli alfajores.

Spostandosi lungo il fiume verso ovest si raggiunge una piccola isola collegata con la terra ferma attraverso un ponte in occasione della Expo del ’92, sulla quale sorge l’omonimo Monastero della Cartuja, oggi sede dell’Universidad National Internacional de Andalusia, l’unica struttura che è rimasta invariata nel tempo rispetto al complesso di edifici presenti nel quartiere come ad esempio la Torre Cajasol, conosciuta dai sivigliani anche come Torre Pelli. Interessante è il Pabellon de la Navegación, nei pressi del puerto de Indias è uno degli spazi museali ideali per i bambini.
Il Monastero della Cartuja, fondato nel 1399 e luogo di permanenza e sepoltura di Cristoforo Colombo, fu abbandonato nel XIX secolo e successivamente utilizzato come fabbrica di ceramica. Restaurato, diventò sede del padiglione reale della Expo Universale del 1992 e oggi è il Centro Andaluso di Arte Contemporanea.
All’ Expo ibero-americana del 1929 si deve, invece, la realizzazione di Plaza de España, dalla parte opposta della città all’interno del Parque de Maria Luisa, una delle attrazioni principali per i turisti. È un tripudio di ceramiche, marmi colorati e mattoni. Qui ogni cosa ha il suo significato. La forma semicircolare, ad esempio, richiama l’abbraccio della Spagna alle sue nuove colonie; le 58 panchine rappresentano tutte le province spagnole; il Palacio Español al suo interno, imponente e fiero, rappresenta il prestigio della potenza mondiale spagnola;
infine, Plaza de España guarda verso il fiume, rotta da seguire per raggiungere l’America.
Vicino a Plaza de España troviamo Plaza de America, con un grande stagno e splendidi giardini circondati dal Padiglione Mudéjar, sede del Museo di Arti e Costumi Popolari e dal Museo Archeologico. Tra le opere di arte contemporanea, più o meno discutibili, che non si possono non vedere a Siviglia c’è sicuramente il Metropol Parasol, una sorta di grande fungo di metallo diventato icona della città. La sua architettura d’avanguardia include una zona archeologica, una grande piazza aperta, un centro commerciale e un ristorante panoramico.

S P A G N A

SOSTA
Area ee Autocaravanas De Sevilla
avenida Garcia Morato s/n (traversa Calle Esclusa)

GPS: 37.36542 N – 5.99442 E
Area su asfalto, recintata e sorvegliata, al sole, nella zona del porto industriale in contesto un po’ degradato.
Elettricità, servizi, wi-fi alla reception, officina e lavaggio camper.
Centro raggiungibile in autobus, bici o a piedi (20 minuti).

Articolo gentilmente offerto da: https://caravanecamper.it/